Secondo acconto di novembre con partita IVA: come calcolarlo (storico o previsionale) e quanto accantonare

Il 16 novembre si versa l'IVA del terzo trimestre, il 30 novembre si invia la LIPE. Ma per molti freelance la cifra più pesante di fine novembre è un'altra: il secondo acconto delle imposte sui redditi, IRPEF in regime ordinario o imposta sostitutiva nel forfettario. Scade lunedì 30 novembre 2026 e si calcola su un reddito che non hai ancora finito di guadagnare. Qui vedi come si calcola con il metodo storico, quando ha senso il previsionale e quanto mettere da parte, con un esempio in euro.

Cos'è il secondo acconto e chi lo paga

Le imposte sui redditi si pagano in parte in anticipo sull'anno in corso. Chi ha una partita IVA versa, di norma, un primo acconto insieme al saldo dell'anno precedente (tra giugno e luglio) e un secondo acconto entro il 30 novembre. Nel 2026 il secondo acconto riguarda i redditi del 2026.

Vale sia in regime ordinario sia nel forfettario: chi è forfettario non paga l'IVA periodica (non fa liquidazioni né LIPE, come spiegato in Partita IVA senza panico), ma l'acconto sull'imposta sostitutiva sì. I codici tributo F24 sono diversi: 4034 per il secondo acconto IRPEF, 1791 per il secondo acconto dell'imposta sostitutiva del forfettario.

Le regole di base

  • Base del metodo storico: il 100% dell'imposta dell'anno precedente, cioè il rigo "differenza" della dichiarazione presentata quest'anno (per i forfettari, il rigo del quadro LM con l'imposta sostitutiva).
  • Soglia minima: se quell'imposta non supera 51,65 €, l'acconto non è dovuto.
  • Una o due rate: se l'acconto complessivo è inferiore a 257,52 €, si versa tutto in un'unica soluzione entro il 30 novembre. Sopra questa soglia si divide in due rate.
  • Come si divide: per chi non è soggetto agli ISA, 40% con il saldo e 60% a novembre; per i soggetti ISA, due rate da 50%. Se non sai in quale caso sei, è la prima domanda da fare al commercialista.

La seconda rata, in pratica, è quello che manca all'acconto totale dopo la prima.

Esempio 1: regime ordinario, metodo storico

Gli importi sono illustrativi. Un professionista in regime ordinario, non soggetto agli ISA, ha nel rigo "differenza" della dichiarazione 2026 un'imposta di 3.400 €. L'acconto 2026 con il metodo storico è 3.400 €: 1.360,00 € (40%) già versati con il saldo, 2.040,00 € (60%) da versare entro il 30 novembre. Niente stime: il numero è già scritto in dichiarazione, basta averlo accantonato.

Esempio 2: forfettario, storico o previsionale

Una freelance forfettaria ha un'imposta sostitutiva 2025 di 2.250 €, che è anche il suo acconto 2026 con il metodo storico. Ipotizziamo che a luglio abbia versato una prima rata di 900 €. Il 2026, però, sta andando peggio: prevede 16.000 € di incassi nell'anno. Per il calcolo usiamo un coefficiente di redditività del 78%, contributi previdenziali versati nell'anno per 3.000 € e l'aliquota del 15% (tutte ipotesi dell'esempio: il coefficiente dipende dall'attività e l'aliquota può essere ridotta al 5% nei primi anni, se ci sono i requisiti).

Voce Storico Previsionale
Base di calcolo imposta 2025 16.000 € × 78% − 3.000 €
Reddito imponibile stimato 2026 — 9.480,00 €
Acconto complessivo 2026 2.250,00 € 1.422,00 €
Prima rata già versata 900,00 € 900,00 €
Da versare entro il 30/11 1.350,00 € 522,00 €

Con il previsionale versa 828,00 € in meno a novembre. Non è un risparmio di imposte: è liquidità che resta in cassa ora. Se le previsioni sono giuste, il conto si chiude con il saldo dell'anno prossimo.

Il rischio del previsionale

Il previsionale funziona solo se la stima regge. Nello stesso esempio, se a fine anno gli incassi arrivano a 20.000 € invece di 16.000 €, il reddito imponibile sale a 12.600 € e l'imposta effettiva a 1.890,00 €. L'acconto dovuto era quindi 1.890,00 €, ne sono stati versati 1.422,00 €: mancano 468,00 €, su cui si pagano sanzioni e interessi, riducibili con il ravvedimento operoso. Se l'imposta effettiva supera quella dell'anno prima, l'acconto storico pagato per intero ti mette al riparo.

Per questo il previsionale va deciso con numeri aggiornati: incassi registrati fino a fine ottobre, fatture già emesse per novembre e dicembre, contributi effettivamente pagati. Una stima "a sensazione" è il modo più rapido per trasformare un risparmio di liquidità in una sanzione.

Quanto accantonare, mese per mese

Il secondo acconto pesa perché arriva tutto insieme. Il metodo più semplice è accantonare una quota di ogni incasso nel momento in cui arriva. Nell'esempio del forfettario, ogni 1.000 € incassati generano 780 € di reddito lordo e circa 117 € di imposta al 15% (prima di dedurre i contributi, quindi una stima prudente). Spostare quella cifra su un conto separato a ogni bonifico ricevuto evita che a novembre la scelta tra storico e previsionale la faccia il saldo del conto corrente.

Se sei in regime ordinario, alla quota per le imposte sui redditi si aggiungono l'IVA trimestrale e l'acconto IVA di dicembre: trovi il calcolo nella guida all'acconto IVA di dicembre.

Cosa preparare per il commercialista

  1. Incassi dell'anno fino a oggi, mese per mese, con le fatture già emesse e non ancora pagate (nel forfettario conta l'incasso, non la fattura).
  2. Previsione per novembre e dicembre: contratti in corso, fatture in arrivo, eventuali mesi fermi.
  3. Contributi previdenziali già versati nell'anno, con le ricevute.
  4. Spese dell'anno, se sei in regime ordinario: con un registro delle spese aggiornato la stima del reddito è più precisa.
  5. Importo della prima rata già versata e data del pagamento.

Un foglio che tiene incassi e spese in ordine

Per scegliere tra storico e previsionale servono incassi e spese aggiornati e separati per periodo. Puoi tenerli in un foglio costruito da te, purché ogni movimento abbia data, importo e categoria.

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Tutti gli importi dell'articolo sono esempi illustrativi; coefficiente di redditività, contributi e aliquota sono ipotesi. L'esempio non considera detrazioni, crediti, ritenute subite, rateizzazioni, IRAP, contributi in acconto o altri casi particolari. Scadenze, soglie, ripartizione delle rate e sanzioni possono cambiare: verifica le regole aggiornate sul sito dell'Agenzia delle Entrate e confrontati con il tuo commercialista prima di scegliere il metodo previsionale. Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza fiscale.

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